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Il caso di Martino, IV liceo scientifico, Bergamo

Devo anzitutto confessarVi che la frase del titolo è una mia interpretazione e non corrrisponde a ciò che è stato effettivamente detto.
Martino frequenta una quarta liceo scientifico e dimostra una evidente difficoltà nella espressione verbale. E' molto impacciato quando deve sostenere una verifica orale, soprattutto se si tratta di esporre concetti complessi. Ciò produce demotivazione, ansia e, talvolta, umore depresso. Martino rischia la bocciatura poiché più di tre materie orali sono insufficienti. Verifico che le sue difficoltà sono legate a più fattori : un insufficiente esercizio, la mancanza di letture utili e, non ultimo, anche una scarsa predisposizione all'uso della parola. Strada facendo ci accorgiamo di un elemento decisivo. Martino si demoralizza troppo facilmente di fronte alle sue difficoltà di parola. Cede in fretta, si confonde e, nell'interlocuzione, chiede all'altro un più di affetto. Quando deve parlare di cose complesse si blocca e scivola verso un discorso meno impegnativo dimostrando un eccessivo turbamento se l'altro interloquisce con modi un pò troppo sbrigativi.
Potremmo dire che la vera insufficienza di Martino è qui, prima ancora che in italiano orale.
Teniamo anche presente che l'affetto non sarebbe in grado di risolvere efficacemente le incertezze di Martino in quando esse derivano da ciò che la psicanalisi ha chiamato chiamato inibizione. L'interlocuzione con l'altro subisce nel soggetto un turbamento che ne compromette lo svolgimento. Gli insegnanti in un primo momento dicono che se Martino si impegnasse di più, riuscirebbe ad esprimersi ad un livello almeno sufficiente.L'insegnante di italiano, dal canto suo, inizia a proporre verifiche orali più impegnartive. Le domande si fanno più complesse e sofisticate richiedendo un maggior lavoro emotivo ed intellettuale. Martino cerca di rispondere come può, ma non basta. Chiede allora un aiuto alla nostra associazione. Incontra lo psicologo e, contemporaneamente, segue lezioni di metodo di studio con particolare attenzione alla esposizione orale. Lo psicologo gli dà questa interpretazione : la sua difficoltà di parola è una modalità di rapporto con l'altro nella quale egli si inibisce più del dovuto. Dobbiamo scoprire il perchè. Attraverso la nostra consulenza Martino acquisisce nel corso del tempo una maggiore sicurezza personale. Il livello di ansia si attenua e il rendimento generale migliora. Le verifiche orali in alcune materie, tuttavia, seppure migliorate, non raggiungono ancora la sufficienza. Suggeriamo al professore di italiano una nuova modalità di verifica orale che però non viene accolta favorevolmente. In un secondo tempo, pur non smentendo gli indiscussi progressi didattici e personali compiuti da Martino, alcuni professori fanno chiaramente trasparire questo messaggio : "Se ti sforzi e non riesci significa che non sei all'altezza di questa scuola". Quancuno suggerisce anche un cambiamento dell'indirizzo di studi anche se poi la questione non viene affrontata apertamente. La scuola non è ancora finita e non so se Martino verrà promosso.
Indipendentemente da questo, però, vorrei proporvi una riflessione nella speranza di ricevere le Vostre opinioni.
Penso che gli insegnanti dovrebbero apprezzare e sostenere gli sforzi compiuti per affrontare le difficoltà di apprendimento. Tali sforzi sono l'espressione del coraggio e della maturità di uno studente. Sono già anche il segno di una riuscita scolastica, pur in presenza di una prestazione non ancora sufficiente. Solo stimando lo studente possiamo aiutarlo negli intoppi dell'apprendimento. Se questo non avviene, la difficoltà scolastica e un eventuale nuovo orientamento agli studi non possono che essere percepiti come una sconfitta o addirittura come un'umilazione.
A Martino tutta la stima ed i migliori auguri dell'associazione Inter Legere .



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